Malattie provocate dall’amianto: quali sono, come si riconoscono, cosa fare se hai trovato amianto in casa e come richiedere assistenza e indennizzi.
ULTIMO AGGIORNAMENTO MAGGIO 2026
I minerali di amianto, che siano serpentini o anfiboli, tendono a dividersi in fibre che risultano essere estremamente pericolose per la salute umana. Quando un manufatto in eternit si deteriora, queste fibre altamente volatili si diffondono nell’aria e diventano facilmente inalabili: una volta respirate, si depositano nell’apparato respiratorio dove l’organismo, riconoscendole come corpo estraneo ma non riuscendo ad eliminarle, dà avvio a un processo infiammatorio cronico che può durare anni prima di manifestarsi clinicamente.
Le patologie che ne derivano non colpiscono solo l’apparato respiratorio ma anche altri organi, e sono caratterizzate da lunghi periodi di latenza — in alcuni casi fino a 40-50 anni.
In questa guida trovi una panoramica completa: quali malattie causa l’amianto, come si manifesta la sintomatologia, come riconoscere la presenza di amianto in casa, e quali tutele e indennizzi sono previsti per chi è stato esposto.

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Indice contenuti
- Perché l’amianto è pericoloso
- Quanti tipi di amianto esistono
- Malattie causate dall’esposizione prolungata all’amianto
- Malattie amianto correlate: maligne e benigne
- Effetti e sintomatologia
- Malattie respiratorie, polmonari e neurologiche causate dall’asbesto
- Come riconoscere l’amianto in casa
- Statistiche e dati sulle persone affette da malattie asbesto correlate
- Fondi, indennizzi e agevolazioni per i malati
- Prevenzione e sfide per la salute
- FAQ malattie amianto
Perché l’amianto è pericoloso
La prima cosa da chiarire è che non è la semplice presenza di amianto a costituire un problema, ma il fatto che i manufatti realizzati con questo materiale, se scheggiati o deteriorati, rilasciano polvere e fibre.
La problematica risiede proprio nella sua struttura di tipo fibroso: alla vista l’amianto assomiglia talvolta a un tessuto lanoso. Quando si deteriora, queste fibre altamente volatili si diffondono nell’aria e diventano facilmente inalabili. Una volta respirate, si depositano principalmente all’interno dell’apparato respiratorio e l’organismo, riconoscendole come corpo estraneo ma non riuscendo ad eliminarle, dà inizio a un processo infiammatorio che può durare anche diversi anni prima che si manifesti una vera e propria sintomatologia.
È importante sottolineare che non esiste una soglia minima di esposizione considerata “sicura”: anche una minima esposizione potrebbe essere pericolosa, anche se dagli studi condotti è emersa una correlazione tra durata e intensità dell’esposizione e gravità dei danni.
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Quanti tipi di amianto esistono
L’amianto, detto anche asbesto, appartiene alla famiglia dei silicati. Con questo nome non si fa riferimento a un solo minerale: ne esistono diverse tipologie — actinolite, amosite (amianto bruno), antofillite, crisolito (amianto bianco), crocidolite (amianto azzurro o blu) e tremolite.
Le tipologie più pericolose sono l’amosite e la crocidolite, ma la pericolosità dipende soprattutto dalla forma che il materiale assume nella struttura, chiamata matrice, che si distingue in friabile o compatta.
L’amianto in forma compatta si trova inglobato in matrici cementizie (il classico Eternit) o in miscele di sabbia, ghiaia o calcare. È più stabile, ma può diventare pericoloso in seguito a manipolazioni, infiltrazioni d’acqua, vibrazioni e usura.
L’amianto friabile è la forma più pericolosa: molto più morbido e flessibile, può essere spezzato con una semplice pressione manuale. Le lastre in amianto friabile — riconoscibili per la caratteristica forma ondulata — sono estremamente soggette a decomposizione e anche senza intervento umano possono sbriciolarsi e rilasciare fibre nell’ambiente.
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Malattie causate dall’esposizione prolungata all’amianto
Tre sono le liste stilate dall’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, che ricomprendono tutte le malattie professionali correlate all’esposizione ad amianto.
Nella lista n°I ricorrono quelle ad elevata probabilità, vale a dire quelle considerate molto probabilmente causate dall’esposizione lavorativa all’asbesto.
Tra queste rientrano:
- Asbestosi
- Placche pleuriche e ispessimento pleurico
- Mesotelioma — della pleura, del pericardio o del peritoneo
- Tumore della laringe
- Tumore delle ovaie e del testicolo
- Tumore del polmone (adenocarcinoma e microcitoma)
Alla lista II appartengono quelle malattie da amianto per le quali l’origine lavorativa è ritenuta abbastanza probabile.
Nella lista III, invece, quelle la cui origine professionale è solo possibile.
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Malattie amianto correlate: maligne e benigne
Tra le malattie derivanti dall’esposizione all’amianto, alcune sono individuate come benigne.
Tra queste troviamo:
- Versamento pleurico: presenza anomala di liquido tra le due pleure che avvolgono il polmone e ne permettono la normale espansione durante la respirazione
- Placche pleuriche: lesioni fibrose a carico della pleura, imputabili all’azione irritativa dell’amianto
- Ispessimento pleurico diffuso: solitamente molto esteso, fortunatamente raro
Tra le malattie maligne:
- Asbestosi (o fibrosi polmonare interstiziale): causata dall’accumulo di fibre di amianto negli alveoli, stimola l’attivazione del sistema immunitario con produzione di tessuto fibroso, favorisce l’insorgenza di tumori e lega sostanze tossiche e cancerogene presenti nell’ambiente
- Tumore polmonare: il rischio è proporzionale alla durata e all’intensità dell’esposizione. Tutte le varietà di amianto possono esserne responsabili. In un soggetto fumatore che si sia esposto per molti anni all’asbesto, il rischio per effetto sinergico è altissimo
- Mesotelioma pleurico: sebbene estremamente raro, è con quasi totale certezza una malattia professionale. L’incidenza è particolarmente elevata in aree industriali o vicine a cantieri navali. Ha colpito anche le mogli dei lavoratori esposti, che inconsapevolmente portavano le fibre in casa con gli abiti da lavoro
- Mesotelioma peritoneale: forma di tumore che coinvolge il peritoneo, la membrana che riveste l’intestino
In generale le malattie maligne sono caratterizzate da lunghi periodi di latenza, alcune arrivano anche a quaranta o cinquant’anni, e la loro prognosi è purtroppo quasi sempre infausta.

Malattie causate dall’amianto: effetti e sintomatologia
Il versamento pleurico si rivela generalmente asintomatico; può provocare talvolta una leggera febbre, un dolore toracico o una lieve dispnea.
Le placche pleuriche sono anch’esse asintomatiche e prive di ricadute sulla funzionalità respiratoria, a meno che non siano molteplici o di notevoli dimensioni.
L’ispessimento pleurico diffuso tende invece a causare alterazioni respiratorie.
L’asbestosi è riconosciuta come malattia professionale a partire dagli anni ’30. Si caratterizza per un’iniziale localizzazione delle fibre nelle piccole vie aeree; segue un ispessimento diffuso e una fibrosi generalizzata a tutti i polmoni che provoca compressione e retrazione. Il quadro clinico tende a peggiorare nel tempo anche se l’esposizione viene interrotta precocemente. I sintomi iniziali includono tosse — talvolta con emissione di piccole quantità di sangue — e successivamente dispnea e cianosi. Non esiste una terapia specifica: si trattano le complicazioni e le infezioni.
Il tumore polmonare può insorgere quando infiammazioni alveolari, reazioni autoimmuni e asbestosi evolvono. In taluni casi l’asbestosi non insorge, poiché questa forma tumorale può presentarsi anche con esposizioni ridotte. Il rischio e l’abbreviazione dei tempi di latenza sono proporzionali all’intensità e alla durata dell’esposizione.
Il mesotelioma pleurico si diffonde molto estesamente lungo le pleure, con una caratteristica forma a gocce di cera, a cui la membrana risponde con un versamento pleurico. L’evoluzione comprende prima una massa isolata, poi il coinvolgimento degli organi limitrofi, poi metastasi a distanza. Tra i sintomi: versamenti pleurici inspiegabili, dolore toracico sordo e profondo che diventa progressivamente intenso e costante, dispnea da sforzo, dimagrimento, malessere, affaticabilità, debolezza. Non esiste terapia codificata.
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Malattie respiratorie, polmonari e neurologiche causate dall’asbesto
Le fibre di amianto possono causare patologie non solo all’apparato respiratorio, ma anche ad altri organi:
Mesotelioma peritoneale: coinvolge il peritoneo, la membrana che avvolge gli organi addominali. I sintomi iniziali sono vaghi — ascite e dolore addominale. La guarigione completa è purtroppo molto rara.
Mesotelioma pericardico (tumore del cuore): interessa la sierosa che avvolge il pericardio. I primi sintomi sono aspecifici e ritardano spesso la tempestività della diagnosi.
Mesotelioma del testicolo: si verifica quando le fibre di asbesto, attraverso il sangue, raggiungono l’apparato genitale. La latenza tra l’esposizione e la comparsa dei sintomi può arrivare a 50 anni.
Tumore della laringe, delle ovaie e del colon: anche in questi casi l’esposizione all’amianto figura tra i fattori di rischio.
Esistono poi una serie di tumori da amianto non ancora riconosciuti ufficialmente dall’INAIL:
- Tumore al cervello
- Cancro alla colecisti
- Neoplasia al pancreas
- Tumore alla prostata
- Cancro al rene
- Neoplasia alla tiroide
- Carcinoma alla vagina-vulva
- Tumori emolinfopoietici
- Cancro alla mammella
- Cancro alla vescica
In più si aggiungono altre patologie degenerative non tumorali: la miocardiopatia, il morbo di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la fibromialgia e vari problemi di tipo cardiovascolare.
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Come riconoscere l’amianto in casa
Se hai una casa costruita o ristrutturata prima del 1992 — anno in cui in Italia è stata vietata la produzione di amianto — è ragionevole verificare se siano presenti materiali contenenti asbesto.
Ci sono diversi elementi che aiutano a individuarli:
Data di produzione del manufatto: qualsiasi elemento edilizio antecedente al 1992 potrebbe contenere amianto, in particolare coperture, canne fumarie, serbatoi e tubazioni.
Esame visivo: confronta i manufatti della tua abitazione con le immagini delle lastre in amianto reperibili in rete. Un’operazione semplice ma spesso risolutiva, soprattutto nei casi in cui i manufatti mostrano già segni di decomposizione: le fibre di amianto in questo stadio si presentano in ciuffi che non bruciano.
Analisi da parte di un professionista: i tecnici abilitati alla bonifica sanno cogliere elementi distintivi invisibili all’occhio non esperto, e possono effettuare un’analisi sulla composizione percentuale prelevando campioni massivi — fondamentali anche per un censimento della quantità di amianto ancora presente e da bonificare.
Hai trovato materiale sospetto in casa tua?
Il primo passo è una perizia da parte di un professionista certificato. Non intervenire da solo: la rimozione fai-da-te è illegale e pericolosa.
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Statistiche e dati sulle persone affette da malattie asbesto correlate
Fino al 2017, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati circa 231.000 i decessi annui verificatisi nel mondo per malattie asbesto correlate.
Nel nostro Paese, nei 6 anni compresi tra il 2010 e il 2016, si contano:
- 7.660 uomini e 2.947 donne deceduti per mesotelioma
- 361 uomini e 44 donne per asbestosi
- Circa 300 uomini dei 2.718 morti ogni anno per cancro ai polmoni erano stati esposti ad amianto
- Circa 2 donne delle 112 morte ogni anno per cancro ai polmoni erano state esposte alle fibre
- Circa 96 decessi per tumore ovarico nel periodo considerato sono attribuibili all’amianto

Fondi, indennizzi e agevolazioni per i malati di amianto
Le 3 liste citate vengono adoperate dall’INAIL per stabilire l’origine della patologia e riconoscere la malattia professionale.
L’Art. 13 del D. Lgs. 38/2000 prevede diverse tipologie di indennizzo INAIL in base alla percentuale di invalidità riconosciuta al lavoratore:
- Rendita mensile vitalizia: esente da tassazione, si ottiene nel caso in cui l’invalidità superi il 16%, con annessa periodica revisione
- Indennizzo per danno biologico: qualora il danno biologico sia compreso tra il 6% e il 15%, si riconosce una somma adeguabile in caso di aggravamento, ma solo una volta
- Benefici contributivi: si dividono in prepensionamento (i danni da asbesto prolungano l’anzianità contributiva del 50% del periodo di esposizione) e pensionamento immediato (con almeno 5 anni di contributi e malattia riconosciuta dall’INAIL). In caso di decesso del lavoratore vige la reversibilità delle prestazioni al coniuge superstite, ai figli e ad altri familiari
- Fondo per le vittime dell’amianto: eroga d’ufficio una prestazione aggiuntiva non soggetta a tassazione ai titolari di rendita INAIL (invalidità superiore al 16%): un surplus mensile pari al 15% della rendita in godimento, cumulabile con le altre prestazioni spettanti
Articolo correlato: Fondo vittime amianto
- Prestazione una tantum di 10.000€ (Circolare INAIL n. 25 del 27 settembre 2021): corrisposta in un’unica soluzione ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia per esposizione familiare o lavorativa
Nel settore pubblico, le previdenze per la malattia professionale vengono riconosciute attraverso la causa di servizio e comprendono l’equo indennizzo, la retribuzione integrale dei periodi di malattia, l’aumento dello scatto stipendiale e il prepensionamento.
I lavoratori vittime di esposizione professionale ad asbesto — e i loro familiari in caso di decesso — hanno sempre diritto al risarcimento integrale di tutti i danni subiti, compresi:
- Danno biologico all’integrità psicofisica
- Danno morale per la sofferenza fisica e psichica patita
- Danno esistenziale per il peggioramento della qualità di vita
- Danno patrimoniale per le diminuite capacità di lavoro
Attenzione: l’INAIL corrisponde solo l’indennizzo di natura assistenziale, mentre tutte le altre somme spettano al datore di lavoro, a cui andrà rivolta la domanda separatamente.
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Prevenzione e sfide per la salute
Sebbene il divieto di produzione e installazione di materiali contenenti amianto risalga al 1992, e due anni dopo siano state vietate anche importazione e vendita, ancora oggi proseguono le esposizioni alle fibre per chi abita o lavora in edifici non bonificati.
Avendo tempi di latenza che giungono anche a 40-50 anni, è più che plausibile che i decessi registrati non siano ancora i soli: altri se ne verificheranno anche nei decenni a venire.
La sfida attuale è quella della bonifica: incapsulamento, confinamento e smaltimento dell’amianto devono essere effettuati esclusivamente da ditte specializzate e certificate. Intervenire da soli è illegale oltre che pericoloso.
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FAQ malattie amianto
1) Quali sono le malattie causate dall’amianto?
Le principali malattie causate dall’amianto sono l’asbestosi (fibrosi polmonare), il mesotelioma pleurico, il mesotelioma peritoneale, il tumore del polmone, il tumore della laringe e il tumore delle ovaie. L’INAIL riconosce nella Lista I quelle a elevata probabilità di origine professionale. Esistono poi tumori di altri organi la cui correlazione con l’amianto è oggetto di studio (cervello, rene, pancreas, vescica, tiroide) e patologie degenerative non tumorali come SLA, fibromialgia e Alzheimer.
2) Quanto amianto bisogna respirare per ammalarsi?
Come chiarito dall’INAIL, non esistono soglie minime di “tolleranza”: anche una minima esposizione potrebbe essere pericolosa. Dagli studi condotti è però emersa una correlazione tra la durata e l’intensità dell’esposizione e la gravità dei danni: i casi più gravi si riscontrano tra chi ha lavorato per anni nell’industria cementizia, nel settore ferroviario e nei cantieri navali.
3) Quanti anni ci vogliono perché si manifesti una malattia da amianto?
Le malattie maligne da amianto sono caratterizzate da lunghi periodi di latenza: dal momento dell’esposizione alla comparsa dei sintomi possono passare tra i 20 e i 50 anni. Questo rende difficile la diagnosi precoce e spiega perché ancora oggi si registrano nuovi casi nonostante il bando del materiale risalga al 1992.
4) Come si riconosce l’amianto in casa?
I principali indicatori sono: la data di produzione del manufatto (antecedente al 1992), l’aspetto visivo (le lastre in eternit hanno una caratteristica forma ondulata; le fibre in decomposizione si presentano in ciuffi che non bruciano), e la posizione nell’edificio (coperture, canne fumarie, serbatoi, tubazioni). Per una verifica certa è necessario l’intervento di un tecnico abilitato che può prelevare campioni e analizzarne la composizione.
5) Cosa fare se si scopre di avere amianto in casa?
Non intervenire da soli: la rimozione fai-da-te è illegale e pericolosa. Il primo passo è richiedere una perizia da parte di un tecnico certificato che valuti lo stato del materiale. Se il manufatto è integro e non in via di deterioramento, può essere monitorato nel tempo. Se è friabile o danneggiato, è necessario procedere con lo smaltimento o l’incapsulamento da parte di una ditta specializzata. Esistono detrazioni fiscali per i costi di bonifica.
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6) Quali leggi regolamentano l’amianto in Italia?
Nel 1987 un’ordinanza partita da Casale Monferrato vietò la produzione e l’uso di amianto, a seguito della causa vinta dagli operai dell’Eternit contro l’azienda. Con la Legge 257 del 1992 vennero stabilite le norme sulla cessazione dell’utilizzo, dell’estrazione, dell’importazione e dell’esportazione di tutti i prodotti contenenti amianto. Nel 2003 è arrivata la legge che impone lo smaltimento di tutti i manufatti in Eternit.
7) Esistono fondi o indennizzi per chi si è ammalato a causa dell’amianto?
Sì. L’INAIL prevede rendita vitalizia mensile (per invalidità superiore al 16%), indennizzo per danno biologico (per invalidità tra 6% e 15%), benefici contributivi per il prepensionamento e il Fondo per le vittime dell’amianto (surplus mensile del 15% sulla rendita). Per i malati di mesotelioma è prevista anche una prestazione una tantum di 10.000€. Oltre agli indennizzi INAIL, i lavoratori esposti hanno diritto al risarcimento integrale dei danni (biologico, morale, esistenziale, patrimoniale) da parte del datore di lavoro.
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